Appello del Pd contro il progetto di soppressione previsto dalla riforma allo studio del ministro Calderoli. I timori per l’erogazione dei servizi
Sos per le Comunità montane
di Lisa Cesco
«Le nostre cinque hanno in tutto 110 dipendenti e costano molto meno della stessa Provincia»
La conferenza stampa del Pd in difesa delle Comunità montane
Le Comunità montane non devono scomparire, perché svolgono un servizio efficiente in realtà territorialmente svantaggiate. Ne è convinto Diego Peli, candidato alla presidenza della Provincia oltre che capogruppo Pd nella Comunità montana di Valle Trompia, che interviene sulla proposta avanzata dal ministro Calderoli per l’abolizione di tutte le Comunità montane.
«Le competenze principali passerebbero ai Comuni, alla Provincia andrebbero gli enti parco e alla Regione il governo dell’intero ciclo delle acque, togliendo al territorio un settore che ricopre tra l’altro una significativa valenza economica: si tratta di un errore enorme – avverte Peli -, perché qualcuno deve gestire i servizi alla persona, i sistemi bibliotecari, quelli museali, sistemi che funzionano grazie al coordinamento offerto dalle Comunità montane».
Nella revisione del nuovo codice delle autonomie locali Peli chiede una riforma condivisa, criticando una certa «politica di spettacolo che dimentica che i costi veri sono altrove». Sulla stessa lunghezza d’onda Fabio Ferraglio, presidente della Comunità montana di Valle Trompia, che parla di strumentalizzazione della vicenda, ricordando che le Comunità montane sono già state oggetto di una profonda riforma lo scorso anno, che le ha ridotte da 350 a poco più di 200. «Dove esistono le montagne, aree oggettivamente svantaggiate e dai delicati equilibri ambientali, le Comunità sono un’istituzione necessaria per definire la politica territoriale ed erogare servizi alla gente, attraverso un lavoro di coordinamento che non sarebbe possibile con le singole amministrazioni comunali», dice Ferraglio.
Quanto al denaro pubblico che si risparmierebbe con il taglio delle Comunità montane, secondo Ferraglio non è una quantità significativa, visto che nel 2010 i costi che lo Stato dovrà sostenere per le 220 Comunità montane sparse in tutta Italia sono di 10 milioni di euro. «Basti pensare che il lavoro dei 62 membri della nostra Comunità montana costa 5 mila euro all’anno», ricorda Ferraglio, sottolineando come la «sopravvivenza» delle Comunità montane sia fortemente caldeggiata dalle stesse Regioni, la Lombardia in primis, che in un documento riconoscono il ruolo importante di coordinamento e servizio svolto dalle Comunità. «Inutili erano semmai le Comunità istituite erroneamente dove non c’era montagna, che infatti sono state eliminate - aggiunge Gianna Baresi della Sinistra per la Provincia -. Ma dove esiste la montagna, come nel territorio bresciano, la loro presenza è fondamentale». Per Paolo Pagani del Pd la proposta di abolizione è figlia del centralismo statale che ha segnato la storia italiana, «cui oggi si aggiunge un neo-centralismo regionale, per una politica che va contro le autonomie locali, dimenticando che le cinque Comunità montane del bresciano – Val Trompia, Val Camonica, Val Sabbia, Alto Garda, Sebino – che raccolgono in tutto circa 110 dipendenti, nel loro insieme costano molto meno dell’ente Provincia».
