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Enrico Letta a Brescia;

LA POLITICA. L’ex ministro attacca l’esecutivo: «La raffica di voti di fiducia è un segno di debolezza. Non si può raccontare agli italiani che lo si fa per decisionismo»
Letta: «Governo ostaggio della Lega»
Massimo Tedeschi

«I fatti privati del premier? Per il buon nome dell’Italia mi sento di chiedere un po’ di sobrietà»
Enrico Letta, Franco Ferrari (candidato all’Europarlamento) e Diego Peli (candidato al … Il governo di centrodestra è sotto scacco della Lega. Il decreto sicurezza sarà usato a ridosso delle elezioni come ennesimo trofeo dal Carroccio ma - a parte accanirsi contro qualche poveraccio - si rivelerà come la Bossi-Fini: inefficace, incapace di fermare gli immigrati clandestini. Quanto all’opposizione, il Pd sta uscendo dal tunnel e le elezioni locali potrebbero segnare un’inversione di tendenza: «A Trento per le provinciali s’è spostato, rispetto alle politiche, il 20% dei consensi».
Quanto all’affaire-Veronica, la considerazione è netta: «Spero che sia una vicenda che ritorna nell’alveo privato. Come Pd non abbiamo nessuna volontà di entrare in argomento. Lo risolvano fra loro. Mi sento però di chiedere, per il buon nome dell’Italia, un po’ più di sobrietà. Siamo tutti italiani e quello è il presidente del Consiglio dell’Italia».
COSÌ ENRICO LETTA, già sottosegretario alla presidenza del consiglio, già ministro, punto di riferimento nel Pd di un pezzo dell’inquieta area centrista, ieri a Brescia per presentare il suo libro «Costruire una cattedrale», edito da Mondadori.
Il quadro politico, secondo Letta, è chiaro: «Sta uscendo in maniera evidente - dice - il ricatto della Lega sul governo e quando Berlusconi deve scegliere, sceglie la Lega rispetto ai moderati: basta vedere il caso del Referendum, dove Berlusconi ha dovuto abbozzare per evitare il rischio della crisi».
UN QUADRO cristallizzato? Non è detto. «Vengo da Trento - spiega Letta - e lì c’è stata un’esperienza interessante. Il Trentino non è Modena, lì alle politiche ha vinto il centrodestra eppure l’alleanza di centrosinistra ha saputo spostare il 20% dei voti a proprio favore. È un dato importante, una svolta interessante».
Avendo accanto a sè il candidato presidente della Provincia del Pd, Diego Peli, e il candidato alle europee Franco Ferrari (che Letta chiama come tutti, amichevolmente, «Ferrarone») la testa più lucida dei centristi Pd spiega: «Proprio contro la crisi la Provincia può trovare la sua ragion d’essere, rivelarsi il luogo che riunisce le imprese e le istituzioni del territorio, che avanza alcune proposte concrete». Il Pd ne ha una su cui insiste: «Si potrebbe cominciare - dice Letta - a risolvere il problema dei crediti delle imprese verso la Pubblica amministrazione, che ormai paga con mesi e mesi di ritardo. La somma di questi crediti oscilla fra i 35 e i 50 miliardi di euro: una cifra immensa, e un problema solo italiano. Come anticipare questa somma? Il governo potrebbe fare accordi con la Cassa depositi e prestiti per anticipare questa massa di denaro e così evitare che tante imprese chiudano». C’è poi la proposta di sospendere il patto di stabilità per gli enti locali virtuosi. «Anche questo accelererebbe la spesa pubblica, e c’è addirittura una mozione-Franceschini già approvata dal Parlamento e a cui il governo non ha dato seguito: un fatto gravissimo».
FRA LE VITTIME della crisi, insiste Letta, c’è anche l’Europa: «La crisi - sostiene l’esponente del Pd - ha debilitato l’Europa comunitaria. La commissione europea ha smesso di svolgere un ruolo primario, è diventata l’esecutivo di governi sempre più divisi fra loro». Da qui la proposta del Pd di un rilancio «europeista».
La settimana prossima sono previsti tre voti di fiducia, e Letta contesta: «C’è una distanza fra il racconto politico e la realtà dei fatti. Il ricorso al voto di fiducia viene indicato come elemento di decisionismo, in realtà è un sintomo di debolezza: è una misura adottata contro la maggioranza».
La fiducia verrà chiesta anche sul decreto sicurezza. Rispetto a Franceschini che parla di ritorno alle leggi razziali, Letta insinua un’altra critica: quella dell’inefficacia. «La Lega - dice - porterà il decreto sicurezza come un trofeo ma si tratte della replica della Bossi-Fini, di cui uno dei padri - Fini - ammette oggi che non ha risolto nulla. La mia tesi è che questo decreto si accanisce contro i poveracci e non risolve, ma fa aumentare l’immigrazione clandestina. Insomma si fa campagna elettorale sulla pelle delle persone». Pd lassista? «Tutt’altro. Ma noi chiediamo soluzioni vere. Invece i casi Libia e Malta dicono che la politica del governo fa acqua».
Letta si distingue dalla linea del suo partito anche sul referendum, dove dissente dalla scelta del «sì»: «Credo - dice - che il Pd debba chiedere a Berlusconi l’impegno a fare la legge insieme in Parlamento, nel caso vinca il referendum. Perchè, sia chiaro, il referendum è abrogativo e, applicato così com’è, non è utile. Se sappiamo in partenza che Berlusconi non accetta questo accordo, credo si debba rivedere la linea del “sì”».

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