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Diego Peli: la scelta minimal del leader;

da Bresciaoggi del 25 aprile 2009

L’ANNUNCIO. Il candidato del Pd avrà l’appoggio del suo partito e della «Sinistra per la provincia di Brescia». «Una coalizione compatta sul piano programmatico»

Due formazioni per Peli presidente

La scelta minimal del leader: «Inutile creare sigle artificiali per far finta di avere un radicamento che non c’è»

Se la prossima scheda elettorale sarà una «lenzuolata», la colpa non sarà sicuramente del centrosinistra. Cinque anni fa Tino Bino aveva nove liste di sostegno. Il 6 e 7 giugno Diego Peli sarà appoggiato da due sole formazioni: il Partito democratico (che nel simbolo avrà la scritta «Diego Peli presidente») e Sinistra per la Provincia di Brescia, che riunisce esponenti della Sinistra democratica (che fa capo al consigliere regionale Arturo Squassina) e dei vendoliani usciti da Rifondazione (guidati dall’altro consigliere regionale Osvaldo Squassina).
A DARE L’ANNUNCIO dello schieramento è lo stesso Peli, che spiega: «Puntiamo su una coalizione compatta, precisa. Inutile creare sigle artificiali per far finta di avere un radicamento che non c’è. Partiamo da qui per ricomporre il centrosinistra. La nostra ambizione è essere un punto di riferimento».
Le frecciate agli alleati mancati sono d’obbligo: «Leggo che la Castelletti fa le pulci a noi per la coalizione: io ho fatto solo un incontro con i socialisti, e lei non c’era. Da un lato ha mostrato attenzione all’assessorato proposto da Paroli, dall’altro al Pd, e poi ha finito per confluire sull’Udc».
Per quanto riguarda l’Italia dei Valori, «quando ho incontrato De Toni mi ha chiesto di dare al loro partito la candidatura a presidente di Bergamo». Insomma: «Sono stati i dipietristi a scegliere di andare da soli, e sono stati i socialisti a decidere di andare con l’Udc». La coalizione «ristretta» non è colpa del Pd. Peli ha voluto una sola esclusione: «Fin dalle primarie avevo indicato il perimetro della coalizione, escludendo Rifondazione. Per il resto, una coalizione più snella è più penetrante».
A tenere assieme Pd e Sinistra per Brescia è invece il programma, «è l’attenzione ai temi sociali, alla crisi economica, alla produzione calata dell’11%, al dramma dei nostri giovani che non hanno lavoro, alle famiglie per cui la Provincia ha stanziato 1 milione che però non è stato erogato».
PELI SNOCCIOLA in pillole il suo programma, e sono i temi sociali a sollecitare l’assenso delle rappresentanti della Sinistra per Brescia: «La crisi economica - sostiene Gianna Baresi (ex Prc) - richiede un impegno speciale da parte della Provincia. Non è tempo di sottili distinguo ma bisogna affrontare scelte importanti sul lavoro e sul sociale» il che significa «ridare centralità al lavoro e puntare su una politica di crescita nel sociale».
Cristiana Manenti (Sd) aggiunge: «L’elemento-cardine che ci ha fatto trovare l’accordo è il ritorno alla centralità della comunità. Questo centrodestra sta cancellando il senso della comunità, punta solo su paura e solitudine».
Allo schieramento che si riconosce in Sinistra per Brescia mancano - rispetto a «Sinistra e libertà» delle europee - i socialisti che hanno scelto l’alleanza con l’Udc, e i Verdi, che alle provinciali dovrebbero rimanere alla finestra.

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